CALZOLARI PIERPAOLO
Raffinata cultura e sensibile espressione di poetica hanno connotato sin dai tempi dell’Arte Povera il percorso di Pier Paolo Calzolari (Bologna 1943). Dopo un esordio di ricerca new dada, fu subito tra i protagonisti del movimento teorizzato da Celant.Fu invitato da Szeeman alla grande rassegna di Berna “When Attitude becomes Form” che segnalava nel 1969 la svolta di recupero della Natura nell’arte internazionale, con oggetti, installazioni, azioni. Calzolari da allora dispiegò un repertorio di elementi naturali (foglie di tabacco, cera, sale, piombo, grassi, muschio, pentole di acqua) messi in relazione energetica con candele, lampadine elettriche, filamentidi neon, fuochie fumi di gas, registrazioni di suoni e di rumori. Compaiono negli anni Settanta le installazioni in cui divengono protagoniste le formazioni di ghiacci, di brine, di vapori freddi, che a contatto con superfici metalliche evocano un mondo di precarie malinconie, di silenziose apparizioni e disfacimenti del senso dell’essere, di dialoghi ermetici con le pulsazioni della materia. Apparizioni sceniche sul limite della performance, ma dietro le quali sono sottesi echie rimandi di letteratura, di musica, di teatro, di architettura. Un mondo di pulsazioni segrete chesi è sempre più rivolto ad installazioni nelle quali assume ruolo significativo la pittura: si tratta di superfici a parete (teli e non tele, telai, cartoni, fogli metallici) di solito monocrome - in bianco, nero, grigio, oro – correlate a tavoli, mensole, sedie, legni, strutture metalliche, in cui si collocano apparati di candele, spilli, uova, bottiglie. Presenze in importanti mostre internazionali e in musei prestigiosi -dal Jeu de Paume di Parigi al Castello di Rivoli -confermano la stima per un artista appartato e rigoroso.