MONK JONATHAN
Jonathan Monk, (*Leicester, Gran Bretagna, 1969) vive e lavora a Berlino. Utilizzando diversi media come video, film, performance, fotografia, si riappropria dei processi e delle pratiche artistiche concettuali degli anni ’60 per riflettere su cosa intendiamo oggi per opera d’arte e interrogarsi sull’attuale ruolo e identità del soggetto sia come artista che come spettatore. Infatti, quando ri-fotografa oggi il Sunset Boulevard di Los Angeles come nel lavoro di Ed Ruscha o si vuol recare ai sette laghi di Badir A Mir, in mezzo al deserto nell'ovest dell'Afghanistan dove Alighiero Boetti voleva che fossero disperse le sue ceneri, tenta di assumere in prima persona il punto di vista e il rapporto stabilito da quell'artista con quel luogo e con la sua personale idea di esperienza ed idea artistica. Non è un approccio formalistico e non c’è malinconia nell’atteggiamento di Monk con cui mette in discussione il concetto di originalità e che lo porta a porre in primo piano il “processo” rispetto all’oggetto artistico in sè. Così il mettere in relazione la sua autobiografia fatta di quotidianità con i miti della storia dell’arte da Duchamp a Sol Le Witt, da Gilbert & George a Dan Graham, da Boetti a Bruce Nauman, è finalizzata ad annullare la distanza temporale con quelle opere del passato e a concretizzare “l'istante della fruizione”. Con le sue opere il passato perde la sua dimensione di consequenzialità lineare e ricostruita a posteriori per rendersi tempo presente, il tempo dell’esperienza. In alcuni casi le sue opere arrivano ad aprire una nuova temporalità come con le sue scritte: testi in cui promette o annuncia un appuntamento al pubblico o al collezionista in un futuro prossimo, in un luogo preciso, ad un'ora precisa. Tra le sue numerose mostre internazionali a cui ha partecipato ricordiamo: Second Hand, Lisson Gallery, Londra nel 2006; Continuous Project Altered Daily, ICA, Londra, nel 2005; Untitled and Unfinished (Afghanistan), Accademia Britannica, Roma, nel 2005; Small fires burning (after Ed Ruscha after Bruce Nauman after), Grazer Kunstverein, Graz, nel 2003.